GIORNATA DELLA MEMORIA PER LE CLASSI PRIME: SARA E FANNY

Giovedì 31 gennaio 2019 le classi prime si sono riunite in aula magna per celebrare la Giornata della Memoria, il 27 gennaio, poiché proprio in quel giorno dell’anno 1945 i Russi hanno aperto le porte del campo di concentramento di Auschwitz.

L’abbiamo voluta onorare all’insegna dell’arte: attraverso la musica, la lettura e il cinema.
Nella prima parte della mattinata abbiamo imparato ed eseguito due canzoni della tradizione ebraica: Gam Gam e Hava Naghila. Con l’aiuto dell’orchestra della scuola e dei professori di musica, Michela Bolomini, Linda Anzolin e Alberto Beozzi, abbiamo imparato questi due brani.
Hava Naghila è una canzone popolare il cui testo parla di gioia e felicità: è un invito a rallegrarsi.
Gam Gam, invece, è stato utilizzato anche dal noto compositore Ennio Morricon e come colonna sonora del film Jona che visse nella balena. Questa canzone è una preghiera ed è stata tratta dal salmo 23. L’aula magna si è riempita di voci allegre e commosse, accompagnate d a un’orchestra
ancora giovane, composta da pianoforte, flauto, corno francese, violino, cembali … ma che ha suonato molto bene!

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prime 3Successivamente le professoresse Silvia Facchetti, Erika Pezzo e Maria Teresa Capitani hanno letto l’album illustrato di L. Farina e S. M. L Possentini, dal titolo Il volo di Sara, accompagnate dalle immagini che scorrevano sulla Lim. La storia parla di una bambina ebrea di nome Sara, che viene deportata in un campo di concentramento insieme alla sua mamma. Quando scendono dal treno i loro visi sono smarriti e impauriti, ciononostante lo sguardo della bambina si posa su un pettirosso che contraccambia la sua attenzione. Il campo è un luogo orribile, circondato da un’alta rete di filo spinato per impedire la fuga ai prigionieri, ci sono delle baracche e una grande ciminiera che produce fumo.
Sara nel campo perde tutto: viene separata dalla mamma e anche dalle sue cose, ad esempio dal nastro azzurro che le legava i capelli. Proprio per questo il pettirosso decide di prendersi cura di lei, le procura il cibo e la consola durante la notte quando il buio e il freddo sono insopportabili. Il pettirosso le dà speranza: almeno lui può volare libero, mentre lei non può farlo. Così, intuendo il desiderio di libertà della sua giovane amica l’uccellino le presta le sue ali e sollevandola in cielo la porta via da quell’orrore e così fanno anche altri uccelli.

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La storia fa riflettere sia sul candore e l’innocenza dei bambini, capaci di uno sguardo poetico sul mondo, sia sulla bestialità dei nazisti indifferenti all’uccisione di innocenti, che si contrappone invece all’umanità del pettirosso, che aiuta Sara.
A conclusione della lettura alcuni studenti di 1A hanno condiviso con l’assemblea la poesia Scarpette rosse e una pagina del diario di Anna Frank.

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Infine è stato proiettato il film Il viaggio di Fanny di Lola Doillon. La pellicola è ambientata nel sud della Francia quando è al potere il governo collaborazionista di Vichy. È l’estate del 1943: molti bambini ebrei sono stati affidati dalle loro famiglie alle colonie, per evitare che siano deportati. Ma i
rastrellamenti si intensificano, così Fanny, le sue sorelline e altri bambini sono costretti a lasciare il luogo di villeggiatura per cercare un’altra sistemazione. Vengono accolti da Madame Forman, ma sono obbligati nuovamente alla partenza a causa dei controlli nazisti. Inizia un viaggio
avventuroso, pieno di imprevisti e pericoli, durante il quale si ritrovano senza la guida e la protezione degli adulti. Sarà Fanny a prendersi cura di loro, a guidarli nelle difficoltà, a dare loro coraggio nelle situazioni più pericolose, come quando vengono fatti prigionieri e vengon o lasciati
senza cibo; o, una volta riacquistata la libertà, quando si nutrono di bacche velenose per placare i morsi della fame e Fanny va a cercare aiuto per curarli. Un viaggio emozionante e coinvolgente che ha come tappa finale il confine con la Svizzera che riescono a raggiungere tutti. La storia di
Fanny è una storia vera ispirata a Fanny Ben-Ami che ha scritto un libro sulla sua vicenda. Ci siamo identificati nei protagonisti, siamo scappati con loro, abbiamo riso e pianto con loro e ci siamo indignati perché a questi bambini è stato tolto un pezzo di infanzia!

Luca, Cristian, Monika, Diego, Brian, Nicola (1B)

29 GENNAIO 2019: GIORNATA DELLA MEMORIA – CLASSI SECONDE

Martedì 29 gennaio le classi II hanno inaugurato la serie di incontri dedicati al 27 gennaio, Giornata della Memoria, ricorrenza internazionale, istituita il 1° novembre 2005 dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite, per commemorare le vittime dell’Olocausto. Undici furono i milioni di persone che persero la vita in conseguenza diretta delle misure di persecuzione razziale e politica, di pulizia etnica e di genocidio messe in atto dal regime nazista del Terzo Reich e dai loro alleati, tra il 1933 e il 19 45; tra questi 6 milioni di Ebrei.

Gli alunni sono stati invitati a riflettere sull’importanza del ricordo e sulla necessità di studiare il passato, per poter avere una chiave di lettura più obiettiva del presente. La storia “è maestra di vita” scriveva Cicerone, e nello specifico lo è il passato, ed è importante conoscerlo a fondo perché da esso si può imparare a non commettere nel futuro gli stessi errori. Sebbene la Shoah sembri essere un ricordo troppo remoto per coinvolgere i ragazzi, ogni volta che se ne parla, cala un silenzio, quasi religioso; anche in questo caso gli occhi e le orecchie di più di 100 ragazzi si sono tesi ad accogliere le parole delle docenti di lettere, responsabili dell’iniziativa. Per creare una maggior empatia con una pagina di storia, cruda e talvolta indigesta alle nuove generazioni, le docenti hanno scelto di dare un taglio particolare alla giornata, cercando di presentare le ombre, ma anche le luci della Shoah, e riprendendo il tema della mostra itinerante dedicata alla Memoria, presente in piazza Bra’: l’infanzia rubata.

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La scelta, perciò, è ricaduta dapprima su un album illustrato di Irène Cohen – Janca, pubblicato nel 2009, L’albero di Anne, un testo che servendosi di parole ed immagini, attraverso la voce di un ippocastano, parla di una bambina,
rinchiusa in una soffitta, che non scende mai a giocare. Siamo ad Amsterdam, al numero 263, nei giardini di Prinsengracht.
“Ho più di 100 anni, e sotto la corteccia migliaia di ricordi. Ma è di una ragazzina – Anne è il suo nome – il ricordo più vivo.
Aveva 13 anni, ma non scendeva mai in cortile a giocare”. Così inizia la narrazione dei due anni trascorsi in clandestinità da Anne Frank e i 7 occupanti di quella
soffitta. Le classi, a turno, insieme alle loro docenti, si sono avvicendate, nella lettura del testo, accompagnate dalle immagini che scorrevano alle loro spalle, in un power point appositamente preparato. La storia era nota, così come la sua conclusione, alle classi, che proprio quest’anno stanno affrontando la tipologia testuale del diario, il più noto dei
quali è sicuramente quello di Anna Frank.
Questa la parte delle ombre della Shoah.

Dopo aver letto coralmente la vicenda, gli alunni, preparatisi nelle rispettive aule, qualche giorno prima, hanno interpretato una pagina del libro, dedicata alla promulgazione delle Leggi razziali del 1935, le cosiddette Leggi di Norimberga, concernenti i divieti a cui erano sottoposti gli ebrei. Le sei II, con modalità differenti – chi con le immagini, chi con la poesia e la prosa, chi infine con la drammatizzazione teatrale – hanno ciascuna fornito il loro personale apporto alla giornata, producendo elaborati, scenette e disegni, non scontati, né superficiali, ma profondi e sensibili alla tematica affrontata.

A partire dal 1940 era VIETATO:

Avere una bicicletta

seconde bici

Prendere l’autobus e il tram

seconde bus

Andare in piscina Correre prima delle 3 e dopo le 5

seconde piscina correre

Giocare a tennis o a hochey

seconde gioco tennis

Fare canottaggio

seconde canottaggio

Andare al cinema o a teatro

seconde cinema teatro

Riposarsi nel proprio giardino dopo le 8 di sera

seconde giardino

Frequentare scuole che non fossero ebree

seconde scuole

Andare da parrucchieri che non fossero ebrei

seconde parrucchieri

Uscire senza la stella gialla cucita sul vestito

seconde stella

UNA STELLA, SENZA LUCE di Zhiyi Zhou

Una specie di

insulto?
senza ragione?
non voglio essere ..
un animale,
un essere che si può marchiare
o.. contare..

Voglio liberarmi da

queste gabbie che mi rubano
l’infanzia, la mia
libertà

Vedo i miei amici,

parenti, morti, scomparsi
son da sola

Ho bisogno di

affrontare…. l’oscurità e di
speranza Sono una
persona...? Invisibile….?
Con nessuna importanza?

Sono un fantasma

senza identità,
un’ombra tra le ombre
che deve … ma non può
che si piega, ma non può dire no.


Una stella senza

luce, ma che tace ..
cadente..
senza più desideri nel cassetto

Ma cos’è la vita per me?

 

 

 

VIETATO ESISTERE!

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Dopo questo momento di condivisione, la mattinata è proseguita con la visione di un film documentario di Claus Räfle del 2017, Gli Invisibili, che parla di un gruppo di ragazzi ebrei che riesce a nascondersi a Berlino e a scampare all’orrore nazista, grazie anche all’aiuto di tutti quei tedeschi che rifiutarono di perdersi nella massa e di fingere di non vedere. Questa la parte delle luci.

La mattinata si è conclusa alle 11 ed è stata molto coinvolgente, evidenziando quello che scriveva molti anni fa Primo Levi: se comprendere è impossibile, conoscere è necessario.

POESIE DEDICATE ALLA GIORNATA DELLA MEMORIA

Che tristezza!

di Pietro Rugolotto e Warnakulasuriyakurera Chiara

Che tristezza !

Senza più un figlio o una figlia ,
non ha senso viver
la famiglia.

Se il gas può distruggere una vita
allora l’Umanità davvero è finita.

Ogni diritto è stato calpestato
quando una persona è un numero,
allora c’è qualcosa di sbagliato.

Senza più voce, senza più nome
senza più capelli, senza sapere come..
Senza: l’unica certezza!
Ci disperdiamo come foglie nella brezza.

Ruanda, Armeni, Ebrei, Indiani:
luoghi diversi, tempi lontani,
ma sempre stragi di esseri umani.

Auschwitz: un’altra pagina della stessa storia,
quanto breve dell’uomo è la Memoria!
Nessun diritto, nessun onore
niente speranza.. solo dolore.

Anch’io sono uguale a tutti gli altri,
maschio o femmina, che creda in Allah o nei santi:
e allora perché mi trovo in questa stanza buia e cupa?

      Intravedo una luce, ma la luna è muta...

GIORNATA DELLA MEMORIA PER LE CLASSI TERZE: RITA ROSANI

terze rita rosaniPer la Giornata della Memoria è stata scelta quest’anno la figura di Rita Rosani, che insieme al colonnello Giovanni Fincato dà il nome alla nostra scuola, perché, pur non essendo stata vittima diretta della Shoah, fu colpita in quanto ebrea dalle leggi razziali.

Mercoledì 30 gennaio, dunque, tutti i ragazzi delle classi terze hanno vissuto un’esperienza unica avvalendosi della guida esperta della dottoressa Nadia Olivieri dell’Istituto veronese per la storia della Resistenza e dell’Età contemporanea.
Lavorando a gruppi con il metodo del cooperative learning, i ragazzi si sono messi nei panni di uno storico alle prese con la ricerca e l’analisi delle fonti e hanno cercato di ricostruire nel modo più fedele possibile la vicenda di Rita Rosani.

In un primo momento hanno lavorato a coppie sulla fotocopia dell’atto di nascita di Rita, conservato dalla Comunità ebraica di Trieste, o sulla sua trascrizione, confrontando poi i due documenti. In un secondo momento, organizzati in gruppi da quattro, hanno dapprima letto ciascuno una delle quattro parti in cui era stata divisa la biografia di Rita, per poi selezionare gli eventi fondamentali della sua vita e riportarli su una linea del tempo.

terze rosani
Al termine dei primi due momenti, i ragazzi, riunitisi nuovamente in plenaria in aula magna, hanno potuto scoprire che Rita, originaria di una famiglia ebrea proveniente dalla Cecoslovacchia, era nata, nel 1920, col cognome Rosenzweig, italianizzato in Rosani nel 1928. Hanno poi riflettuto su quanto l’essere ebrea avesse condizionato la sua vita.
Nel 1938 venne costretta ad abbandonare la “Società alpina delle Giulie”, epurata dalle persone di “razza ebraica”, e non le fu possibile diplomarsi all’Istituto magistrale.
Nel 1940 il suo fidanzato, Giacomo Nagler, un ebreo polacco senza cittadinanza italiana, venne imprigionato e internato poi nel campo di concentramento di Ferramonti di Tarsia, in Calabria. Da lì poteva inviare solo due lettere e una cartolina alla settimana. La difficoltà di comunicare li allontanò. Come poteva una ragazza come Rita, spensierata come tante sue coetanee, immaginare la dura vita del suo fidanzato nel campo?

terze nagler

Quando la dottoressa Olivieri ha proiettato cartoline, fotografie, pagine di giornali e lettere spedite dal campo (con le evidenti censure), i ragazzi hanno compreso sempre di più la drammaticità dei fatti storici che la ragazza visse in prima persona: le leggi razziali del’38, la deportazione nei campi di concentramento, l’8 settembre e l’occupazione nazista.
In seguito a quest’ultima, Rita fuggì appena in tempo a Lignano dove conobbe il colonnello Umberto Ricca, di cui si innamorò. Decisa a combattere contro l’occupatore tedesco e le forze fasciste della neocostituita Repubblica Sociale Italiana, venne a Verona, dove entrò nelle file partigiane della banda armata dell’Aquila non solo come staffetta ma come combattente.

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Per comprendere direttamente dalle fonti la natura dell’ultimo combattimento di Rita Rosani sul monte Comun, combattimento in cui la ragazza ad appena ventitré anni perse la vita durante un rastrellamento dei nazifascisti, i ragazzi hanno lavorato su cinque fonti diverse. Non è stato facile per loro leggere le diverse relazioni rese dai partigiani e dai comandanti fascisti e nazisti, ma di sicuro hanno capito che vale la pena di affrontare la fatica di esaminare e interrogare le fonti per cercare di avvicinarsi alla verità dei fatti.

Senza il prezioso lavoro degli storici e la grande professionalità della dottoressa Olivieri, che ringraziamo moltissimo, non avremmo potuto conoscere la storia sempre attuale di una ragazza dal coraggio indomito che è arrivata a dare la vita nella sua lotta per la libertà e contro l’ingiustizia.

 


Foto: Archivio Livio Sirovich